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  • Auto elettrica, tutto quello che c’è da sapere su tempi e costi di ricarica

    Sergio Marchionne ci ha ripensato: l’auto elettrica è il futuro. A ottobre 2017 l’amministratore delegato di Fca l’aveva addirittura definita “una minaccia all’esistenza del pianeta”. Ora la retromarcia: in una intervista ha dichiarato: “Entro il 2025 la metà delle auto prodotte al mondo sarà elettrificata e i veicoli a gas e a benzina cederanno il passo a quelli ibridi ed elettrici. I produttori di auto hanno meno di un decennio per reinventarsi o rischiano di essere travolti dal cambiamento nel modo di alimentare, guidare e acquistare i veicoli”.

     

    In effetti, per gli addetti ai lavori, le parole di Marchionne sono ampiamente condivisibili: l’auto elettrica è ancora in fasce, ma potrebbe diventare adulta più rapidamente di quanto ci aspettiamo. Dai dati dell’Unrae (Unione nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), risulta che le immatricolazioni delle auto elettriche nel mese di giugno 2017 hanno rappresentato lo 0,1% dell’intero mercato automobilistico italiano. Una percentuale decisamente bassa, dovuta anche alla mancanza di incentivi e di infrastrutture adeguate, oltre che alla carenza di un’adeguata comunicazione in materia. Ma il trend è in crescita: a settembre 2017, sempre secondo l’Unrae, sono aumentate le motorizzazioni ibride (+48,7% rispetto al mese precedente e +70,3% anno su anno) e quelle elettriche (+25% a settembre e +49,3% a gennaio-settembre), mentre si continua a registrare il calo del metano che nei primi 9 mesi dello scorso anno ha perso il 32,3%. Non è un caso che le case automobilistiche e i grandi player del mercato elettrico come Enel siano pronti a scommettere sul futuro “green” della mobilità. Futuro incarnato anche e soprattutto da Tesla Motors, società statunitense dell’automotive e dell’energia capitanata creata dall’eclettico imprenditore Elon Musk che sta sfornando un modello dopo l’altro.

     

    Il futuro dell’auto, insomma, è sempre più ecosostenible. Come ha detto Randy J. Miller, EY Global Leader Automotive & Trasportation, “aumenterà sempre più il ricorso a veicoli che utilizzano fonti di rifornimento alternative. Entro il 2030 il ricorso a queste fonti salirà al 35%, partendo dall’attuale 3,5%. Sono in ballo due piattaforme: veicoli elettrici e veicoli ibridi. Per incrementare il trend servono però migliori batterie di alimentazione, tecnologia, continui investimenti in infrastrutture e anche modelli di auto elettriche più accattivanti per il cliente. D’altra parte il mercato del diesel è in declino: si stima che scenderà al 4% entro il 2020-2025, partendo dal 30,5 % dove è ora. Non scomparirà, ma subirà una drastica riduzione. Il ricorso massivo all’elettricità per gli autoveicoli è qualcosa che accadrà sicuramente. Allo stesso tempo i governi devono sviluppare piani energetici coerenti con la questione ambientale”.

     

    L’attenzione del grande pubblico nei confronti dell’auto elettrica sembra dunque destinata a crescere anno dopo anno. Ecco una mini-guida sulle domande più frequenti relativi all’utilizzo di questa tipologia di automobile: le modalità di ricarica, l’autonomia del veicolo, la durata della batteria.

     

    DOVE SI RICARICA UN’AUTO ELETTRICA 


    RICARICA DALLE COLONNINE

     

    La modalità di ricarica di un’auto elettrica è la stessa di un telefono cellulare, perciò dovremmo cominciare a considerare questo tipo di automobili alla stregua di dispositivi o, meglio, elettrodomestici. La ricarica delle auto elettriche può avvenire tramite le colonnine diffuse sul territorio, che però ad oggi in Italia sono in numero assolutamente insufficiente. In tutta Italia sono poco più di 400, si trovano solo nelle città più importanti e per la maggior parte sono gestite da Enel, società italiana dell’energia. Enel ha cominciato a installare stazioni di ricarica dal 2009 partendo da Pisa, Roma e Milano. A novembre 2017 il gruppo guidato da Francesco Starace ha annunciato l’installazione entro il 2020 di 7000 colonnine elettriche, per poi arrivare a 14.000 nel 2022. Il “Piano nazionale per l’installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici” prevede una copertura capillare in tutte le Regioni italiane (isole incluse) e punta alla crescita del numero dei veicoli elettrici e ibridi circolanti.

     

    La scarsità di punti di ricarica non è l’unico problema: per esempio a Milano, dove ci sono 32 colonnine di ricarica e 28 barre di ricarica delle Isole digitali, la rete infrastrutturale dei progetti comunali Electric City Movers e E-Moving è entrata in una fase di obsolescenza funzionale e tecnologica. Perciò il Comune ha deciso nei giorni scorsi di lanciare un bando di gara per trovare uno sponsor tecnico in grado di rinnovare e far funzionare i sistemi di ricarica dei veicoli elettrici, che in città sono in aumento ma non sono adeguatamente supportati.

     

    RICARICA CON UNA PRESA DOMESTICA

     

    L’altro modo di ricaricare l’auto elettrica è attraverso la classica presa domestica. Non una qualsiasi, però: le batterie dell’auto potrebbero danneggiarsi perché le prese domestiche non sono progettate per essere usate per molte ore consecutive ad elevata potenza. È quindi consigliabile, con una piccola spesa aggiuntiva, acquistare una presa CEE industriale. Considerata la scarsa presenza di colonnine, la presa domestica installata presso la propria abitazione può essere considerata in questo momento il punto di ricarica principale per un’automobile elettrica. Normalmente i veicoli sostano nel box o nel posto auto diverse ore al giorno: è la situazione ideale che consente di ricaricare lentamente la batteria. Contrariamente a quanto pensano in molti, non bisogna far scaricare la batteria per poi ricaricarla completamente perché le moderne batterie al litio impiegate sui veicoli beneficiano maggiormente di piccole ricariche parziali.

     

    COME SI RICARICA UN’AUTO ELETTRICA

     

    Ricaricare un’auto elettrica non è molto diverso da mettere in carica uno smartphone o un pc portatile. Se si decide di farlo in strada, occorre individuare su Internet o sulle apposite applicazioni la stazione di ricarica più vicina, per poi parcheggiare, collegare il cavo all’auto e avvicinare alla colonnina la card fornita dal gestore. In questo la ricarica di un’automobile elettrica si differenzia da una che va a benzina: è necessario essere dotati dell’apposita tessera magnetica, simile a un bancomat, che permette di sbloccare lo sportello e inserire l’adattatore. A collegamento effettuato il display visualizzerà il contatore: è possibile verificare quanti KwH stanno riempiendo la batteria, proprio come fosse un serbatoio per il carburante. Quando la ricarica è terminata è sufficiente accostare nuovamente la card alla colonnina e scollegare il cavo.

     

    COSTO DI RICARICA DI UN’AUTO ELETTRICA

     

    La ricarica pubblica attraverso le colonnine si paga con un abbonamento: in media ha un costo fisso di 25 euro al mese, che include un numero illimitato di ricariche e la card di attivazione. Se invece si preferisce ricaricare da casa, è previsto un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo che costa in media 60 euro al mese: può essere intestato a un singolo utente o a un condominio. In alternativa si può caricare l’auto attraverso una normale presa di corrente: i costi andranno a confluire sulla bolletta dell’energia elettrica. Ma, come si è visto, è opportuno acquistare una presa CEE industriale. In media con un euro si carica in un’ora e mezza un veicolo ibrido plug-in grado di viaggiare per circa 25 chilometri, fino a spendere 5 euro per caricare in 8 ore un’auto completamente elettrica che possa percorrere circa 150 km.

     

    TEMPO DI DURATA DELLA RICARICA

     

    Il tempo di ricarica delle batterie dell’auto elettrica può variare molto a seconda del tipo di batteria e della modalità di accesso alla rete elettrica (presa domestica o colonnina di ricarica). Secondo alcuni, per una ricarica completa potrebbero essere necessarie dalle 4 alle 8 ore. Altri entrano maggiormente nel dettaglio, tenendo conto che la velocità di ricarica dipende da due fattori principali: la potenza (kW) con cui si ricarica e la potenza massima accettata dal caricabatteria interno al veicolo. Di conseguenza stimano che, per una ricarica completa a 3,7 kW, siano richieste circa 5/6 ore di tempo, mentre una ricarica completa a 7,4 kW richiederebbe più o meno 2/3 ore di tempo. Ma raramente si fa una ricarica completa. Gli stessi esperti fanno notare che il proprietario di un’auto elettrica può comodamente ricaricarla durante la notte dalla presa di casa. Vero è che, nella maggior parte della abitazioni italiane, la potenza disponibile non supera i 3 kW. La tariffazione italiana per residenti è molto agevolata se la potenza dell’utenza non supera i 3 kW, mentre i costi aumentano esponenzialmente quando si va a chiedere al proprio fornitore di energia una potenza superiore. Quindi, con 3 kW di potenza, la velocità di ricarica dovrebbe essere intorno ai 13-14 Km di autonomia per ogni ora di ricarica. La maggior parte della colonnine di ricarica pubblica installate da Enel sul territorio italiano hanno invece una potenza disponibile di 11 kW o 22 kW, quindi consentono una ricarica piuttosto rapida della propria auto.

     

    AUTOMIA DI UN’AUTO ELETTRICA

     

    Una delle principali sfide per le case automobilistiche interessate all’auto elettrica è la ricerca e lo sviluppo di batterie che consentano una maggiore autonomia e una rapida ricarica. Attualmente gli Electric Vehicle (EV) commerciali possono garantire un’autonomia media fino a 170-200 km a carica. Citröen dichiara che il modello C-Zero può percorrere fino a 150 km senza dover ricaricare, Nissan sostiene che Nissan Leaf permette di guidare per 199 km per carica. La Tesla Model S P85, a detta dei suoi creatori, può arrivare a garantire fino a 491 Km per carica.

     

    TEMPO DI VITA DELLE BATTERIE

     

    Le batterie delle moderne autovetture elettriche, per la maggior parte al Litio (Li), sono piuttosto durature. Come riferiscono gli addetti ai lavori, c’è un decadimento delle batterie abbastanza marcato nei primi 30mila km, decadimento che poi si assesta su un tasso molto contenuto. In ogni caso la capacità della batteria resta compresa mediamente tra il 90% e il 95%, anche una volta raggiunti (e superati) i 200mila km. Per esempio la batteria della Tesla Model S perde in media meno del 15% della sua capacità originaria nel corso del ciclo di vita medio del veicolo (250mila km).